Recensioni per "Per questi stretti morire (Cartografia di una passione)"

RIFRAZIONI 2011

“… Per questi stretti morire. L’inizio è nella fine: una mappa, un impero. La Patagonia, la Terra del Fuoco, un film che finisce per cominciare di nuovo. Un uomo che scompare, il suo profilo che si dissolve: Alberto Maria De Agostini, salesiano missionario che ha dedicato la propria vita all’esplorazione di quelle terre vergini e inospitali. “

”….Siamo proiettati nel passaggio.  Ogni istante è una mercuriale trasformazione di argento vivo, di pietra, di calotte glaciali. Come l’attraversamento di un paesaggio estraneo e bellissimo.”

“…L’animazione finale, la ricostituzione di una mappa dell’America Latina, della Terra del Fuoco, è materiata essa stessa di resti, detriti, deiezioni. È essa a costituire la sintesi perfetta di due anni di riprese in Patagonia; vale, la carta, più delle immagini filmate dal De Agostini. Come vale, in modo assoluto, il rigore con il quale Sandri-Gaudino cercano insistentemente una sovrapposizione di sguardo, con una calma e una pazienza che costruiscono un’attesa necessaria. …”

“…Giuseppe Gaudino e Isabella Sandri: sono tra i pochi resistenti italiani che fanno un cinema necessario….un non-film misterioso e ipnotico…”

“… Segna un movimento non lineare del tempo, frane e smottamenti della storia ufficiale, quella che predomina, che tralascia o occulta molteplici altre storie, spesso scomode…” 

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Film

Per questi stretti morire (Cartografia di una passione)

 
L’ostinazione, l’eccesso, i patimenti nella vita e nelle opere dell’esploratore cineasta e fotografo Alberto Maria De Agostini (1883-1960) arbitrariamente reinventate.

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Scalamara (da 'I Diari della Sacher')

 
Il sogno di un ragazzo di 71 anni che vorrebbe sussurrare senza più paure il suo sentimento di attaccamento verso una madre “acerba”, che faceva la prostituta e che l'ha abbandonato.

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Animali che attraversano la Strada

 
“Cani perduti, senza collare. Un bel film italiano. La Sandri sa raccontare i buchi neri della società.” Maurizio Porro – 'Il Corriere della Sera'

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